Feb

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“Alla luce del nuovo blackout i sindaci bellunesi devono chiedere quell’autonomia energetica che potrebbe essere realizzata anche nella nostra provincia attraverso la costruzione di microcentrali idroelettriche per la produzione di energia pulita”. Chi azzarda questa strampalata affermazione non è il primo imprenditore d’assalto che passa per caso nella nostra provincia ma sono i vertici di Confindustria bellunese che, intervenendo cinicamente sulle ferite ancora aperte dell’emergenze di questi giorni, con il solito tono perentorio del “fare” ci dicono che la soluzione a questi disagi sta… nel costruire nuove centrali nei fiumi bellunesi.

Viene da chiedersi se tra consulenti e centri studi, convegni e comunicati stampa, Confindustria si sia persa qualche dato di realtà semplice, semplice:

  1. in queste terre produciamo già più del doppio dell’energia elettrica che consumiamo, il tutto con irrilevanti ricadute socioeconomiche a favore delle nostre comunità, costi ambientali territoriali enormi e profitti rilevantissimi per le speculazioni del mercato e dei soliti noti
  2. l’interruzione dell’erogazione dell’energia dei giorni scorsi in molti paesi e vallate bellunesi è stata determinata non da carenza produttiva ma nel 75% dei casi dalla caduta di alberi sulle linee elettriche e per il 25% dalla gelata dei “manicotti”

Ci saremmo aspettati quindi che Confindustria fosse inoltre consapevole che la vera autonomia energetica si realizza: rivendicando l’autogoverno territoriale e partecipato del demanio idrico e delle grandi concessioni storiche idroelettriche, attraverso reti energetiche distribuite e smart grids, con la diversificazione delle fonti e delle filiere rinnovabili e soprattutto perseguendo la riduzione e l’efficienza dei consumi energetici nei settori del privato, del pubblico, del terziario e dell’industria. Tutti questi obbiettivi rappresentano in sé concretissime opportunità di qualificazione ambientale, di lavoro ed occupazione sostenibili anche per imprese, artigiani, professionisti di qualità che operano in questi territori e ai quali forse dispiace constatare che Confindustria bellunese continua a scambiare lucciole per lanterne.

Comitato Acqua Bene Comune Belluno

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