Giu

16

Stavamo assistendo con una buona dose di ironia alla risibile rivendicazione di meriti e paternità del successo dei nostri referendum sull’acqua da parte di chi in altri tempi ha votato e sostenuto le norme di cui chiedevamo l’abrogazione, da parte di chi non si è mai visto nella fase di raccolta delle firme, di chi non ha fatto una riunione, un dibattito pubblico, neppure affisso un manifesto a sostegno di questa iniziativa. Questa strategia del “cuculo” di appropriarsi del lavoro altrui, questo essere stati fuori dal confronto vero con le nostre comunità su questi temi non permette però a costoro di leggere il sentire comune e di capire le ragioni profonde espresse da 98.507 cittadini bellunesi che si sono opposti alla privatizzazione del bene comune acqua (95,90% di Sì) e alla possibilità di fare profitti nel servizio idrico integrato (96,26% di Sì).

Così ci tocca sentire il Presidente Bim GSP Roccon, che aveva più volte deriso l’inutilità dei referendum e con essa l’ineluttabilità dell’ingresso dei privati, affermare oggi: ”il sì al primo quesito è un po’ la gratificazione del nostro positivo lavoro svolto… il rischio era cedere ai privati…”. Roccon aggiunge con candore che le banche non sono disponibili a finanziare gli investimenti senza la garanzia dei profitti, auspica un po’ di finanza creativa e assegna, senza pudore, la responsabilità dei prossimi aumenti della tariffa agli esiti del secondo quesito referendario ed agli inconsapevoli votanti che attraverso questa scelta ne auspicavano “l’azzeramento”.

Roccon si guarda bene dal ricordare che è proprio il sistema tariffario fino ad oggi in vigore che scarica sui cittadini tutti i costi del servizio: dalla gestione, agli investimenti, agli ammortamenti, alla remunerazione del capitale investito.

Non contento di queste mistificazioni il Presidente ha l’ardire di segnalare la propria disponibilità a ricoprire anche per il prossimo futuro il vertice di Bim GSP inebriato forse in questo senso dai quaranta (!) su quasi centomila votanti bellunesi che hanno aderito al suo illegittimo invito a rifiutare la seconda scheda.

La richieste forti e nette che emergono dai voti referendari e dalle condivise adesioni preliminari sono in realtà: passare dalle attuali forme gestionali di tipo privatistico a soggetti di esclusivo diritto pubblico, rivedere il sistema tariffario secondo gli indirizzi della proposta di legge di iniziativa popolare, prevedere spazi e diritti partecipativi dei cittadini nel governo di questi beni comuni.

Per questo chiediamo all’assemblea dell’ATO prevista per giovedì 16 giugno di non assumere alcun provvedimento deliberativo che non tenga conto del voto referendario, già operativo e vincolante a seguito della proclamazione formale della Cassazione prevista per la stessa giornata.

Non ci faremo scippare senso e significato di questo passaggio di democrazia diretta e popolare, lo dobbiamo a quanti con noi hanno creduto nel cambiamento possibile, consapevoli che nulla ci verrà regalato e tutto andrà conquistato.

Comitato Acqua Bene Comune

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